Cicloturismo: nell'Alto Garda,tra cime alpine e ulivi argentei, si pedala in compagnia del più secolare degli agrumi. Ma anche dei versi di un eccentrico poeta.

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DA SALÒ A CIMA REST IN GIORNATA (45 KM)

Difficoltà: impegnativo, per esperti
Lunghezza: 45 km
Dislivello: 1200 m
Strade: 100% asfaltate
Bici: da turismo con cambio e da corsa
Quando: da aprile a ottobre

 

Dal lago ai monti, in meno di 50 chilometri. La nostra base di partenza è Salò, chiuso da antiche porte, affacciato a un piccolo golfo sulla sponda occidentale del Lago di Garda. Lasciato alle spalle il lungolago, ci immettiamo sulla Gardesana Occidentale in direzione di Riva. Sfilano le spiagge di ghiaia e ciottoli. E, sulle terrazze, le limonaie, composite architetture di pali orizzontali e verticali esposte a sudest, racchiuse tra la montagna e il lago. Questo tratto è ideale per scaldare le gambe: appena 15 chilometri in piano per godersi la vista del limone, umile frutto arrivato dalla lontana Persia, forse dall’Himalaya, capace di disfare la malinconia e trasformarsi in architetto di pergolati-giardini.

 

A Gardone, è d’obbligo una visita al Vittoriale, l’iperbolica dimora del poeta Gabriele D’Annunzio che qui trascorse gli ultimi anni di vita. Il doppio arco all’entrata riporta uno dei suoi tanti motti: “Io ho quello che ho donato”. Dopo pochi chilometri, un antico forno ci accoglie con una meritata fetta di torta a Maderno, ideale per immagazzinare zuccheri. Da qui in avanti il Garda si restringe e il paesaggio muta. Appaiono le prime rocce sporgenti, tra cipressi e ulivi. Un’ardita ciclabile di futura realizzazione, lungo il lato lombardo, concepita come una passerella pensile agganciata alle rocce, si unirà ai tracciati in parte esistenti per consentire l’esplorazione di tutto il lago.

 

Arrivati a Gargnano, borgo di pescatori caro allo scrittore inglese D.H. Lawrence che qui soggiornò intorno al 1912, riempiamo le borracce alla fontanella. Davanti a noi una matassa di reti: si pescano coregoni, trote e il pregiato salmerino. La prossima meta è Valvestino. Per raggiungerla affrontiamo una salita di 7,5 chilometri con pendenza media del 5,5%. Il clima muta immediatamente. L’aria si fa più fresca, i rumori del Garda lasciano il posto ai silenzi dell’alta montagna, a soli 500 metri di altitudine.

 

La strada, adesso in leggera discesa, si fa tortuosa e costeggia l’invaso artificiale del lago di Valvestino. Verso ovest, ecco l’area wilderness della Val di Vesta, territorio scarsamente antropizzato dove vivono cervi, camosci e caprioli. Oltrepassato un ponte sospeso, si raggiunge Molino di Bollone. Una targa nascosta tra i pini ci ricorda che abbiamo appena varcato l’antico confine tra Italia e l’Austria-Ungheria. Alle indicazioni per Magasa, il paesaggio cambia ancora. Vette di formazione calcarea che poggiano su un substrato di dolomia si elevano dalla strada. Ci aspetta la salita più impegnativa, 8 chilometri con punte di oltre il 10% di pendenza. Va affrontata con ritmo e pazienza. Raggiunta Magasa, seguiamo per Cima Rest. Gli ultimi tornanti con vista sulla valle ripagano della fatica. Siamo a 1100 metri di quota, tra prati e pascoli. La strada finisce qui. Sparsi nel paesaggio come briciole, compaiono fienili con il tetto di paglia spiovente. Protetti dalla sola cupola del cielo.

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